Descrizione
Paesaggio raffigurante il mito di Mercurio e Batto
(dalle Metamorfosi di Ovidio)
Dipinto del XVIII secolo
Olio su tela
Cornice L 96 x 78 cm.
Dipinto L. 84x 67 cm.
Anonimo
Questo bellissimo e importante quadro, attribuibile sicuramente almeno all’epoca del ‘700, si inserisce nel grande filone molto affascinante degli episodi mitologici. La tela è molto antica ed è stata rintelata a scopo conservativo. Si distingue perfettamente Mercurio, seppure travestito con abiti da viandante, soprattutto per via del bastone alato con i serpenti attorcigliati. Il Dio indica con il braccio e l’indice della mano dx una bellissima giumenta bianca che appare in primo piano, mentre con la mano sinistra tiene il caduceo. Batto, con stola rossa e con folti capelli grigi e baffi, porge il braccio destro verso il petto ( in segno di accoglienza) e l’altro braccio ad indicare il luogo o la direzione dove si trova la mandria. L’importante tela vede sullo sfondo un paesaggio di montagna, con un cielo terso di blu, e in primo piano due alberi con foglie oblique sulla destra e,soprattutto, sulla sinistra una scena di genere di ruderi di un tempio romano. 5 colonne scanalate reggono le relative trabeazioni e i timpani, mentre altri tronchi di colonne e trabeazioni sono collocate in terra.
L’opera rappresenta l’episodio mitologico, tratto dalle Metamorfosi di Ovidio (Ovidio, Metamorfosi, II, 676-707) che narra il momento in cui il dio Mercurio, approfittando di un attimo in cui Apollo lascia sola la sua mandria, gli ruba alcune giovenche che nasconde poi in un anfratto.
Unico testimone del furto è il vecchio Batto, un pastore incaricato di custodire i cavalli di razza del ricco Neleo, re di Pilo e che, in cambio di una giovenca, garantisce al Dio di non fare la spia, giurandogli che rimarrà muto come una pietra.
Diffidando delle sue parole Mercurio decide di mettere alla prova la sua onestà: gli si ripresenta davanti con un altro aspetto, chiedendogli se avesse visto passare di lì una mandria, ed offrendogli in cambio di questa informazione una giovenca. Batto, che si fa subito tentare da questa nuova e più conveniente offerta, indica senza esitazione dove erano nascosti gli animali.
Come Ovidio osserva, chi tradisce la fiducia o la benevolenza di un Dio è costretto ad un amaro destino, e così Batto viene trasformato da Mercurio proprio in una pietra, rimanendo per l’eternità muto proprio come aveva promesso.
La scena rappresenta il momento in cui Mercurio sta offrendo a Batto una giovenca, che indica con il braccio e l’indice della mano, in cambio della sua lealtà. La divinità è perfettamente riconoscibile per via dei dell’elmo e soprattutto del caduceo ben visibile, il bastone alato con due serpenti attorcigliati, che userà per trasformare il pastore in un sasso.
Il pastore ha un nome molto interessante, rivelatore dell’intero suo destino: Batto infatti vuol dire proprio ciarlatano! E chi tradisce la parola data a un dio, non può che ricevere la più terribile delle pene. Ed infatti Mercurio, che non si fida affatto del pastore, scoperto il tradimento, lo tramuta in pietra, punizione non casuale: è dai sassi delle rupi che si diffonde l’eco! Insomma prima di fidarsi di qualcuno, meglio pensarci due volte.
L’opera risulta di un’espressività inequivocabile forse maggiormente indicativa e meno statica di altre oltre all’uso di colori sgargianti e adeguati nello stesso tempo da sottolineare il contrasto tra il movimento dei soggetti e la staticità dei ruderi romani.
Stima tesori in soffitta: 6000 / 7000 euro.
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